Cloud ibrido per PMI: quando ha senso tenere qualcosa in casa
Non tutto deve andare sul cloud pubblico. Alcune PMI hanno buone ragioni per mantenere parte dell'infrastruttura on-premise. Come capire cosa conviene spostare e cosa vale la pena tenere localmente.
Redazione
Consulenza Digitale Italia
Spostare tutto sul cloud è stato il consiglio giusto per molte PMI: uscire da server non manutenuti, smettere di comprare hardware, passare a servizi gestiti. Per un'azienda da 10 persone con un server in un armadio, è ancora il consiglio giusto.
Ma il "tutto cloud a qualsiasi costo" produce fatture mensili che alcune PMI guardano con sorpresa crescente. Non perché il cloud costi troppo in assoluto, ma perché alcuni workload specifici costano di meno on-premise. Chi non ha fatto questo calcolo lavora alla cieca.
Quando il cloud non è sempre la scelta migliore
Il modello di costo del cloud pubblico è pay-per-use: paghi quello che usi. Per workload variabili e imprevedibili, è ottimale. Per workload stabili e prevedibili, può costare di più di un server dedicato ben gestito.
Una PMI manifatturiera con un ERP che gira su un database di medie dimensioni, con accesso prevedibile di 15 utenti in orario d'ufficio: i costi su una virtual machine Azure o AWS possono essere superiori a quelli di un server fisico on-premise dopo 3-4 anni.
Non è una regola: è un calcolo da fare caso per caso.
Le ragioni per un modello ibrido
Non tutto deve stare nello stesso posto per ragioni tecniche o normative.
Latenza. Applicazioni che richiedono risposta in pochi millisecondi (certi sistemi di controllo industriale, alcune applicazioni di produzione) funzionano meglio su hardware locale. La latenza tra un computer in azienda e un server in data center europeo è bassa ma non zero.
Volume di dati. Gestire e trasferire grandi quantità di dati verso il cloud ha un costo. Se l'azienda genera terabyte di dati di produzione ogni giorno, tenerli localmente e processarli in loco può essere significativamente meno costoso che caricarli su cloud.
Applicazioni legacy. Molte PMI hanno gestionali o applicativi sviluppati anni fa che non supportano il cloud senza riscrittura. Piuttosto che una migrazione costosa, la soluzione ibrida mantiene questi sistemi on-premise integrati con i nuovi sistemi cloud.
Compliance e residenza dei dati. Alcuni settori o contratti specifici richiedono che i dati rimangano in un luogo fisico specifico o in una giurisdizione specifica. In questi casi, il cloud pubblico generico non è compatibile senza una configurazione specifica.
Come strutturare un'infrastruttura ibrida
La complessità principale del cloud ibrido è la gestione delle identità e degli accessi: un dipendente deve poter accedere ai sistemi cloud e a quelli on-premise con le stesse credenziali, senza gestire account separati.
Microsoft Azure AD (ora Entra ID) è lo standard de facto per le PMI che usano Microsoft 365: sincronizza le identità tra l'ambiente Microsoft cloud e i server Windows locali.
La connessione di rete tra l'ufficio e il cloud avviene tipicamente via VPN site-to-site o via ExpressRoute/VPN dedicata per chi ha esigenze di banda elevata.
Il caso per riconsiderare il tutto-cloud
Non è una critica al cloud: è una chiamata alla valutazione onesta. Il cloud ha senso per molte PMI per molti workload. Ma la decisione di migrare tutto senza analizzare i costi e le specifiche di ogni sistema può portare a fatture cloud inaspettate o a problemi di performance non previsti.
Il modello ibrido non è un passo indietro: è una scelta architetturale matura che mette ogni workload nel posto più adatto.
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Domande Frequenti
Cosa si intende per cloud ibrido in una PMI?
Un modello in cui alcuni sistemi e dati sono su cloud pubblico (Microsoft Azure, AWS, Google Cloud) e altri rimangono su server fisici interni o in un data center privato. I due ambienti sono connessi e condividono identità e accessi. Non è né full-cloud né full-on-premise: è una scelta deliberata su cosa va dove, in base a costi, performance, compliance e sicurezza.
I dati sul cloud sono più sicuri che su un server locale?
Dipende dal confronto. Un server locale ben gestito, aggiornato, con backup testati e accesso fisico controllato è più sicuro di molti server cloud mal configurati. Ma un server locale non gestito professionalmente è quasi sempre meno sicuro dell'infrastruttura di Azure o AWS. La sicurezza non dipende da dove sono i dati: dipende da come sono gestiti.
Quale tipo di workload è meglio mantenere on-premise in una PMI?
I workload più adatti a rimanere on-premise sono: applicazioni legacy che non supportano il cloud, dati con requisiti di latenza molto bassi (come certi sistemi produttivi), dati soggetti a requisiti di residenza geografica specifici, e applicazioni con profili di costo molto alti su cloud pubblico ma bassi on-premise per volumi elevati e prevedibili.
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